Don Gian Luca Carrega ha celebrato la messa per onorare la memoria del Grande Torino: “Dimostriamo di essere diversi come diciamo”

A Superga è iniziata la Solenne Messa di commemorazione in onore del Grande Torino che quest’anno sarà celebrata da Don Gian Luca Carrega. Nella Basilica, come di consueto sono presenti all’omelia l’intera squadra granata, la dirigenza e lo staff. Oltre, ovviamente, ai parenti degli Invincibili e a Don Robella che, ancora convalescente dopo il terribile incidente stradale, ha comunque voluto essere presente alle commemorazioni, arrivando in Basilica in sedia a rotelle proprio pochi minuti prima dell’inizio della Santa Messa.

Ed è proprio Don Robella, alla sua prima uscita dall’ospedale, a prendere la parola: “Oggi siamo qui a vivere il silenzio, quel silenzio che ci permette di guardarci dentro e scoprire che dentro abbiamo una bellezza infinita, come infiniti e belli erano gli Invincibili. Oggi guardiamo al cielo e Dio ci permette ancora una volta di celebrare il 4 maggio

4 maggio: l’Omelia di Don Carrega

Queste le parole dell’Omelia di Don Carrega. “La prima lettura era tratta dagli Atti degli Apostoli, subito dopo i vangeli. Servono a spiegare come la Chiesa ha mosso i primi passi, come un album di famiglia e anche di più, sono anche un modello, un modello per noi nell’agire e nel pregare. Questo mi fa pensare all’essere qui questa sera, perchè Superga è simile agli atti, saliamo qui per ritrovare le nostre radici, un pezzo importante della nostra storia del passato e che insegna nel presente. Nei dettagli emergono particolati interessanti, il pezzo degli Atti appena letto parla dell’inizio di un viaggio missionario che Paolo e Barnaba stanno svolgendo nell’attuale Turchia. Paolo e Barnaba vanno avanti tra le difficoltà, facendosi coraggio. Il viaggio continua con Barnaba capo missione, ma dopo i ruoli si ribaltano e Paolo diventa il numero uno e questo succede anche nel calcio tra titolari e panchinari. Si inizia la partita in 11 e poi qualcuno sostituisce qualcun altro. Barnaba non batte ciglio, non si arrabbia, accetta che Paolo prenda i riflettori e lo fa perchè pensa che il bene di quel viaggio richieda questa posizione di Paolo. Fa male vedere che qualcuno quando esce dal campo e non stringe la mano a chi sta entrando, a chi soffriva in panchina e a chi viene data una possibilità“.

Poi prosegue: “La storia del Torino Calcio ha visto chi ha fatto più e chi meno, ma ciascuno è stato un pezzo di questa storia e così noi tifosi: i giovani e chi tifa da più tempo. Impariamo lo stile: Paolo e Barnaba dicono di essere semplici esseri umani mortali come noi, come gli Invincibili, così come i giocatori attuali, che nel week-end sono sotto i riflettori, ma che sono esseri umani che vivono, amano sperano. Anche i tifosi sono esseri umani, soffrono (tanto), ma gioiscono anche. È importante non credersi superiori agli altri. Come i giocatori devono rispettare i tifosi così il tifoso deve fare con squadra e società. Dimostriamo di essere diversi come diciamo”.

Don Gian Luca Carrega
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ultimo aggiornamento: 04-05-2026


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ricki
ricki
43 secondi fa

Il parroco dovrebbe rivolgersi per primo a chi fortunatamente non è salito al colle, lui di rispetto non ne ha , sono 20 anni vhe racconta frottole e adesso ha lanciato la sfida c

Berggreen
43 minuti fa

Puoi limitarti a svolgere la funzione religiosa e commemorare gli immortali,ma evita di dire cazzate, che alla gente già girano le palle. Mio suocero di 95 anni mi ripete sempre che nella vita devo essere buono, anche buono buono,ma mai arrivare a 3 volte buono perché è un attimo che… Leggi il resto »

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